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Inviato: Gio Apr 19, 2018 2:35 pm    Oggetto: Ads

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MessaggioInviato: Ven Dic 09, 2016 12:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tale era il grande piano, ma un evento imprevisto lo impedì. Circa un anno prima del momento culminante programmato, quando si doveva smettere del tutto di mangiare, apparve tra la debole popolazione invecchiata una nuova, strana malattia. Non sono stato in grado di determinare se la sua origine fosse del tutto naturale, del tutto intrinseca al nostro cosmo fisico, il nostro fiocco di neve, o se in un modo oltre la mia comprensione qualche oscuro potere delle tenebre fosse riuscito a fare incursione nel nostro cosmo per stimolare o creare questa odiosa epidemia. La sua forma e il momento in cui si scatenò sembravano calcolati appositamente per sventare la prossima vittoria della luce.

William Olaf Stapledon, “Le Tenebre e la Luce”

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MessaggioInviato: Dom Dic 11, 2016 9:58 am    Oggetto: Rispondi citando

Una volta ero umana, sai. Una donna sposata, con due bambini e un Master in Letteratura Inglese. A molto, mi è servito. La mia tesi era su alcune lettere scritte da Milton quand'era Segretario di Latino di Cromwell. Noioso? Altroché. Solo io saprò mai quanto noioso.
Eppure... adesso... darei tutto questo maledetto pianeta per tornare in quella gabbia da criceti accademica, a far girare quella meravigliosa ruota di noia. [...]
Non c'è molto da dire di quando ero umana. Non dico che fossi ordinaria -nessuno crede mai di esserlo- ma probabilmente non mi si notava in una folla. In effetti, mi sforzavo di non farmi notare. Sono un tipo introverso.
Avevo solo trentadue anni quando scoprii di avere la leucemia. I medici mi diedero sei mesi. L'alternativa era questa, e ovviamente la colsi. Pensai di essere fortunata ad avere i requisiti. Quasi tutti non hanno un'alternativa. Pochi di quelli che ce l'hanno rifiutano. In un certo senso sembrava come di poter vivere dopo la morte. Di certo l'operazione fu un buon facsimile della morte.
Dopo l'intervento usarono degli strani acidi che attaccarono selettivamente i tessuti organici. Gli anestetici non servirono a molto allora. Mi ridussero a un ammasso di nervi, mi buttarono in questo bidone e mi chiusero dentro.
Et Voilà—il Cyborg! [...]
Quei primi mesi, quando impari a pensare a te stesso come a una macchina, possono essere un vero orrore. Tanti cyborg impazziscono—di solito in modo compulsivo. Continuano a ripetere l'inno nazionale o a dire il rosario o cose del genere. Come una macchina.
Dicono che non è la stessa cosa—un organismo cibernetico e una macchina, ma che ne sanno loro? Non sono cyborg.
Anche da umana non ero mai stata brava con la roba meccanica. Non riuscivo mai a ricordare da che parte si girava un cacciavite—ed eccomi qua, coi nervi motori che controllavano tutta una fabbrica in miniatura di cosi e cosetti. Col dito indice azionavo il frullatore. Col dito medio del piede chiudevo la serratura della porta. Col...

Thomas Disch, "Vieni a Venere Malinconia"

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2017 9:53 am    Oggetto: Rispondi citando

Si trattava di un programma di prestigio e, nello stesso tempo, spettacolare. Richard Bretaine, il più grande attore Shakespeariano del mondo, stava recitando una versione di Romeo e Giulietta, condensata appositamente per la TV, ed aveva come partner femminile Helen Ferguson.
Lo spettacolo aveva avuto inizio alle dieci e, dopo un'ora e quattordici minuti, si era arrivati alla scena del balcone del II atto. Giulietta aveva fatto la sua apparizione al balcone e Romeo stava declamando quel famoso brano romantico:
«Ma piano! Quale luce spunta lassù, da quella finestra?
Quella finestra è l'Oriente e Giulietta è il sole!
Sorgi, o bell'astro e spengi l'invidiosa luna,
Che già langue pallida di dolore, perché tu sua ancella...»
Non riuscì ad andare oltre, perché, improvvisamente, sul balcone, accanto a Helen Ferguson, era apparso un piccolo uomo verde.
Richard Bretaine inghiottì, balbettò qualche parola, poi si riprese e continuò a recitare. Dopo tutto non aveva prove che qualcun altro avesse visto quello che lui aveva visto. E, in ogni caso, lo spettacolo doveva procedere.
Coraggiosamente continuò:
«... sei molto più vaga di lei:
Non essere più sua ancella, già che essa ha invidia di te.
La sua assisa non è che pallida e verde...»
La parola " verde" gli si strozzò in gola. Si fermò per prendere respiro, e, durante quella pausa, senti un mormorio generale, che sembrava provenire da tutto lo studio.
E, durante quella pausa, il piccolo uomo disse con una voce forte e sprezzante:
«Mack, stai dicendo un mucchio di sciocchezze e lo sai.»
Giulietta si voltò e vide l'essere che era seduto sulla ringhiera vicino a lei. Lanciò un grido e cadde svenuta.
Il piccolo uomo verde la guardò con calma: «Si può sapere che cosa ti succede?» domandò.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Ven Gen 06, 2017 9:22 am    Oggetto: Rispondi citando

Sapevamo incredibilmente poco sul loro conto.
Non eravamo nemmeno sicuri che fossero presenti di persona.
Molti, e in special modo gli scienziati, insistevano col dire che una forma di vita incorporea e priva di solidità non poteva esistere. E che perciò, quelli che noi vedevamo non erano i Marziani, ma la loro proiezione, che i Marziani avevano corpi solidi come i nostri e li avevano lasciati su Marte, probabilmente in stato di trance; che il kwimming era l'abilità di proiettare un corpo astrale, visibile, ma non corporeo.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Sab Gen 21, 2017 9:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Naturalmente nessuno scienziato credeva che fossero diavoli o demoni. Ma molti scienziati si rifiutavano di credere che venissero da Marte, o, da qualsiasi altra parte dell'universo. Evidentemente erano talmente diversi da noi che dovevano per forza provenire da qualche posto dove le leggi della natura erano completamente differenti.
Probabilmente da un' altra dimensione.
Oppure, essi pensavano, questi Marziani avevano più o meno dimensioni di noi. Non avrebbero potuto forse essere delle creature bidimensionali, la cui apparenza di una terza dimensione fosse soltanto un effetto illusorio della loro esistenza in un universo tridimensionale? Le figure sullo schermo sembrano avere tre dimensioni, fino a quando non cercate di afferrarne una per un braccio.
O, forse, erano delle proiezioni in universo tridimensionale di esseri a quattro o cinque dimensioni, la cui intangibilità era dovuta, in qualche modo, al fatto che avessero più dimensioni di quelle che noi potevamo vedere e capire.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Dom Gen 22, 2017 8:46 am    Oggetto: Rispondi citando

Yato Ishurti chiuse gli occhi e parlò.
Disse: «Popoli del mondo, io parlo a voi, e, attraverso voi, anche ai nostri visitatori di Marte. Anzi, parlo soprattutto a loro. Ma è necessario che anche voi ascoltiate, perché quando avrò parlato, possiate rispondere a una domanda che vi farò.»
Disse: «Marziani, per qualche vostro speciale motivo, non ci avete dato nessuna confidenza e non ci avete detto la ragione per la quale vi trovate tra noi.
«Forse siete viziosi e cattivi, e il nostro dolore vi procura piacere.
«Forse la vostra psicologia, il vostro modo di pensare, sono talmente diversi dai nostri, che, anche se cercaste di spiegarcelo, non lo capiremmo.
«Ma io non credo a nessuna di queste due cose»
Disse: «Se voi foste veramente quello che sembrate, o che pretendete di essere, litigiosi e vendicativi, ogni tanto, almeno in qualche rara occasione, avremmo dovuto vedervi discutere e combattere tra di voi.
«Noi non vi abbiamo mai, né visti, né sentiti, fare una cosa del genere.
«Marziani, voi state facendo la commedia, pretendendo di essere qualcosa che non siete.»
La Terra fu percossa da un tremito, mentre la gente si mosse tutta assieme.
Ishurti disse: «Marziani, voi certamente avete uno scopo, nel fare quello che avete fatto fin'ora. A meno che la vostra ragione superi il mio potere di comprensione, e che il vostro scopo sia al di là della logica umana, non può trattarsi che di una di queste due cose. Può darsi che le vostre intenzioni siano buone; e che siate venuti qui per il nostro bene.
Sapevate che eravamo divisi, che ci odiavamo l'uno con l'altro, e che ci trovavamo sull'orlo di una guerra decisiva.
Può darsi che voi abbiate pensato, che, essendo quello che eravamo, potevamo diventare uniti soltanto se ci veniva data una causa comune, un odio comune, che trascendesse i nostri odi, che adesso ci sembrano tanto ridicoli da essere persino difficili da ricordare.
«Oppure, può darsi che il vostro scopo sia meno benevolo, ma non sottile. È possibile che, sapendo che stiamo, o meglio stavamo, per iniziare i viaggi spaziali, voi non ci vogliate su Marte. Potrebbe essere che su Marte voi siate corporei e vulnerabili e che abbiate paura di noi; che abbiate paura che noi possiamo conquistarvi, subito o tra secoli. O, forse, vi diamo soltanto fastidio (certo i nostri programmi radio devono averlo dato), e non volete la nostra compagnia sul vostro pianeta.»
Disse: «Se una di queste ragioni è quella vera, (e io credo che l'una o l'altra lo sia), voi sapevate che dicendoci semplicemente di comportarci bene o di stare lontani da Marte, non avreste fatto altro che risvegliare il nostro spirito di contraddizione, e non avreste raggiunto nessuno scopo.
«Avete voluto che vedessimo con i nostri occhi e che facessimo di nostra spontanea volontà quello che voi desiderate.
«È necessario che noi sappiamo con precisione quale di questi due scopi sia quello vero? Qualunque esso sia, vi proverò che siete riusciti nel vostro intento.»
Disse: «Io sto parlando, e adesso vi proverò che sto parlando a nome di tutti i popoli della Terra.»
Disse: «Ci impegniamo a non combattere più tra di noi. Ci impegniamo a non mandare mai una nave spaziale sul vostro pianeta, a meno che un giorno non ci invitiate, ma anche così, non credo che lo faremmo volentieri.»
Disse solennemente: «E adesso, la prova. Popoli della Terra siete d'accordo con me? Se lo siete, provatelo adesso, dovunque siate, dicendo: Sì, con la vostra voce più forte!
Ma, per permettere ai traduttori di finire, aspettate fino a quando non vi darò il segnale, dicendo...
«...Adesso!»

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Lun Feb 27, 2017 7:33 am    Oggetto: Rispondi citando

«Senti, Daneel,» disse «anche se camminassi in mezzo a pericoli di ogni sorta, il che non è,» si affrettò ad aggiungere dopo una rapida occhiata agli altri robot «sarebbe solo il mio lavoro. È quello per cui sono pagato. Il mio lavoro è prevenire che tutta l'umanità riceva danno, come il tuo è prevenire che lo ricevano gli individui. Capisci?»
«No, collega Elijah.»
«Questo è perché non sei fatto per capire queste cose. Se tu fossi un uomo, capiresti, credimi sulla parola.»

Isaac Asimov, "Il Sole Nudo"

La prima enunciazione della Legge Zero, da parte di un terrestre qualunque totalmente inconsapevole che la sua schiettezza, il suo essere se stesso, saranno causa della futura grandezza del genere umano... mi vengono le lacrime agli occhi, sul serio.

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MessaggioInviato: Mer Mar 08, 2017 6:54 am    Oggetto: Rispondi citando

La Linea celere andava veloce. Intorno a lui c'era luce artificiale ed e-normi strati di appartamenti che scorrevano all'indietro e insegne luminose e vetrine di negozi e rumore e folla e altro rumore e gente e gente e gente...
Tutto quello che aveva amato, tutto quello che aveva temuto di abban- donare, tutto quello a cui aveva tanto pensato su Solaria.
E ora gli era tutto estraneo.
Non riusciva più ad adattarcisi.
Se n'era andato a risolvere un delitto e gli era successo qualcosa.
Aveva detto a Minnim che le Città erano uteri, e lo erano. E qual era la prima cosa che un uomo deve fare per essere un uomo? Deve nascere. Deve lasciare l'utero. E una volta uscitone, non ci può più rientrare.
Baley aveva lasciato la Città e non poteva più rientrarci. La Città non era più sua: gli Abissi d'acciaio erano alieni. Doveva essere così. E sarebbe stato così anche per gli altri e la Terra sarebbe rinata e avrebbe raggiunto lo spazio.

Isaac Asimov, "Il Sole Nudo"

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MessaggioInviato: Dom Mar 12, 2017 10:54 am    Oggetto: Rispondi citando

A Echo Summit l'autunno è precoce e fuori dall'edificio imperversava la tempesta. Il sibilo del vento tra le torri di guardia e gli scrosci di pioggia nei cortili creavano un sottofondo invadente. In quella notte del diciannove settembre, sembrava veramente che i morti usciti dal cimitero stessero cercando la strada per arrivare alla festa, come voleva la leggenda.

Poul Anderson, "Nessuna Tregua con i Re"

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MessaggioInviato: Lun Mar 13, 2017 8:41 am    Oggetto: Rispondi citando

— Fermo! — scattò Speyer. — Se vi foste presentati onestamente avremmo anche potuto darvi ascolto. Molti di noi lo avrebbero fatto. Ma avete cercato di fare il bene agendo con l'astuzia. Voi avevate deciso per il nostro meglio senza neppure interpellarci. Non ho mai visto una maggiore prepotenza!
L'essere sollevò il capo.
— Dite sempre tutta la verità ai vostri figli?
— Tutta quella che possono comprendere.
— La vostra cultura è tanto infantile, ancora, che non è in grado di ascoltare questa verità.
— Ma che diritto avete di giudicarci infantili?
— E tu come fai a sapere di essere cresciuto?
— Cercando di svolgere compiti da grandi e scoprendo che ne sono in grado. Certo, commettiamo degli sbagli incredibili. Ma sbagliando impariamo. Voi invece non ammettete l'idea di aver ancora qualcosa da imparare, voi e la vostra maledetta scienza psicologica di cui andate tanto fieri, che vuole inquadrare ogni mente a suo modo.
"Volevate creare una Stato centralizzato, vero? Non vi siete chiesti se non fosse meglio il feudalesimo per noi? Un posto completamente nostro del quale far parte, una comunità ricca di tradizioni e di onori, con la possibilità per ciascuno di prendere le decisioni più importanti, un baluardo della libertà contro il sempre più forte potere centralizzato... mille diversi modi di vita. Noi uomini abbiamo sempre creato delle super-nazioni, ma le abbiamo sempre eliminate. Forse è l'idea a essere sbagliata, e magari adesso riusciremo a fare qualcosa di meglio... un mondo di piccoli Stati, troppo piccoli per creare grossi problemi ma abbastanza forti da mantenere una propria identità e non badare alle gelosie e alle ripicche, in grado di risolvere a loro modo i propri guai."
— Non ce la farete mai — replicò l'essere. — Sarete sempre in lotta gli uni con gli altri.
— Questo lo dite voi, non io. Ma a prescindere da chi abbia ragione e chi no, l'universo è troppo esteso per delle previsioni e sulla Terra sceglieremo liberamente il nostro futuro. Piuttosto morto che addomesticato!

Poul Anderson, "Nessuna Tregua con i Re"

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MessaggioInviato: Sab Mar 25, 2017 10:50 am    Oggetto: Rispondi citando

Ogni superuomo porta in sé una traccia di disumanità. Sì, sì... noi, qui, siamo tutti egoisti, cattivi, meschini, accaparratori, crudeli e dispettosi. Dobbiamo essere forse condannati, per non essere in grado di vedere al di là del nostro naso, per non essere in grado di guardare a noi stessi con l'affetto imparziale di un milione di generazioni avanti a noi? Suppongo di sì. Ma deve trattarsi di autocondanna, non del monito e nemmeno dell'esempio di un essere superiore.

Ward Moore, "Quello che sposò la figlia di Maxill"

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MessaggioInviato: Lun Apr 03, 2017 5:48 am    Oggetto: Rispondi citando

Seguire lo sviluppo dell'uomo nelle epoche sembra sotto molti aspetti un racconto di glorie e vittorie: lo sviluppo del cervello, la scoperta del fuoco, la costruzione di città e civiltà, il trionfo della ragione, la Terra colmata e l'esplorazione nel mare e nello spazio.
Ma accrescere la conoscenza porta non solo alla conquista, ma anche alla totale sconfitta, perché non si apprendono solo nuove potenzialità, ma anche nuove limitazioni. Un esploratore può scoprire un nuovo continente, ma può anche imbattersi nella fine del mondo.
E così è per l'umanità. Ci distinguiamo da tutte le altre specie viventi per il nostro potere sull'universo inanimato; e ci distinguiamo da loro anche per la nostra abietta sconfitta contro l'universo inanimato, perché noi soli abbiamo scoperto la sconfitta.

Isaac Asimov, "Tempo, Spazio ed Altre Cose"

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MessaggioInviato: Lun Apr 10, 2017 6:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Che diavolo ci fa lì la nostra Luna?
È troppo lontana per essere un vero satellite della Terra, se seguiamo il mio bellissimo ragionamento- che è troppo bello perché lo abbandoni. È troppo grande per essere stata catturata dalla Terra. Le probabilità che la Luna abbia assunto un'orbita quasi circolare attorno alla Terra dopo una simile cattura sono troppo basse per rendere credibile l'eventualità.
Ci sono teorie, ovviamente, secondo cui la Luna era un tempo molto più vicina alla Terra (entro i limiti concessi per un vero satellite) e poi si è gradualmente allontanata a causa dell'azione delle maree. Be', ho un'obiezione a riguardo. Se la Luna fosse un vero satellite che originariamente orbitava intorno alla Terra a una distanza, diciamo, di 32.000 km, quasi certamente orbiterebbe sul piano dell'equatore terrestre, e non è così.
Ma allora, se la Luna non è un vero satellite della Terra e non è stata catturata, che cos'è? La cosa potrà sorprendervi, ma ho una risposta. [...]
Potremmo allora considerare la Luna né un vero satellite della Terra né uno catturato, ma un vero e proprio pianeta, che gira attorno al Sole in una complessa danza insieme alla Terra. Certo, dall'interno del sistema Terra-Luna, il modo più semplice di raffigurarci la situazione è che la Luna giri intorno alla Terra; ma se si dovessero disegnare le orbite della Terra e della Luna intorno al Sole in scala esatta, si vedrebbe che l'orbita della Luna è sempre concava verso il Sole. "Cade" sempre verso il Sole. Tutti gli altri satelliti, senza eccezione, "cadono" in direzione opposta al Sole per parte della propria orbita, prigionieri come sono della superiore attrazione del proprio primario- ma la Luna no.
E consideriamo questo- la Luna non gira attorno alla Terra sul piano dell'equatore terrestre, come ci si aspetterebbe da un vero satellite. Invece gira intorno alla Terra su un piano molto vicino a quello dell'eclittica; cioè il piano su cui i pianeti, generalmente, girano intorno al Sole. Questo è proprio ciò che ci si aspetterebbe da un pianeta!
È possible, allora, che esista un punto intermedio tra la situazione di un enorme pianeta molto distante dal Sole, che si sviluppa attorno a un unico nucleo con la formazione di numerosi satelliti, e quella di un piccolo pianeta vicino al Sole, che si sviluppa attorno a un unico nucleo senza satelliti? Può esistere una condizione limite, per così dire, in cui la condensazione è attorno a due nuclei principali, così che si forma un pianeta doppio?
Forse la Terra era proprio al limite della massa e della distanza consentite; un po' troppo piccola, un po' troppo vicina. Forse, se la posizione fosse migliore, le due metà del pianeta doppio sarebbero state di dimensioni simili. Magari entrambe avrebbero potuto avere un'atmosfera e oceani e- vita. Forse in altri sistemi stellari con un pianeta doppio una maggiore parità è più normale.
Che peccato se ce la siamo persa.
O forse (chissà), che fortuna!

Isaac Asimov, "Tempo, Spazio ed Altre Cose"
In "Cyborg 009", vol. 15, "Saga della Piramide Sottomarina"

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MessaggioInviato: Mer Mag 03, 2017 5:57 am    Oggetto: Rispondi citando

Si utilizzino come mezzo di comunicazione con gli spazi siderali i numeri primi o un’altra cosa, supponiamo che il SETI trovi la prova incontrovertibile dell’esistenza di un’intelligenza extraterrestre e che questa intelligenza ci spedisca il suo grande bagaglio di conoscenza e sapienza, come accade in romanzi di fantascienza come A come Andromeda di Fred Hoyle o Contact di Carl Sagan.
Come reagiremmo? Sarebbe comprensibile se la adorassimo, perché qualsiasi civiltà capace di inviare un segnale a una distanza così grande sarebbe con tutta probabilità molto superiore alla nostra. Anche se all’epoca della trasmissione gli alieni non fossero stati più avanzati di noi, a causa dell’enorme distanza dovrebbero essere millenni più avanti nel momento in cui il messaggio ci arrivasse (a meno che non si fossero nel frattempo estinti, cosa non improbabile).
Venga o no il giorno in cui le conosceremo, è facile che le civiltà aliene siano talmente sovrumane da somigliare agli dèi come nessun teologo ha mai potuto immaginare. Le loro capacità tecniche ci apparirebbero soprannaturali quanto le nostre apparirebbero soprannaturali a un contadino del Medioevo trasportato nel XXI secolo.
Come reagirebbe, il contadino, davanti a computer portatile, telefono cellulare, bomba all’idrogeno o jumbo jet? Del resto, la “terza legge” di Arthur C. Clarke recita: “Qualsiasi tecnologia abbastanza avanzata è indistinguibile dalla magia”. I miracoli della nostra tecnologia sarebbero per gli antichi altrettanto portentosi del racconto di Mosè che divide il mar Rosso o di Gesù che cammina sulle acque. Gli alieni del segnale SETI ci sembrerebbero dèi, come parvero dèi i missionari che (sfruttando poi fino in fondo l’immeritato tributo) si presentarono a civiltà ferme all’età della pietra con fucili, telescopi, fiammiferi e almanacchi capaci di predire con precisione assoluta le eclissi.
In che senso, allora, gli alieni altamente civilizzati individuati dal SETI non sarebbero dèi? In che senso sarebbero sovrumani, ma non soprannaturali? In un senso molto importante, che tocca la questione centrale del presente saggio. La differenza cruciale tra dèi ed extraterrestri simili a dèi non sta nelle loro proprietà intrinseche, ma nella loro provenienza. Entità così complesse da essere intelligenti sono il prodotto di un processo evolutivo. Per quanto possano apparire divine quando le incontriamo, non sono state così fin dall’inizio.

Richard Dawkins, "L'Illusione di Dio"

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MessaggioInviato: Mer Lug 05, 2017 6:55 am    Oggetto: Rispondi citando

«La mia morte, Daneel, non è importante. La morte di qualsiasi individuo non è importante. Chi muore lascia dietro di sé la propria opera, che non muore mai del tutto, che resta patrimonio dell'umanità. Capisci quello che sto dicendo?»
«Sì, Compagno Elijah».
«II lavoro di ogni individuo è un contríbuto offerto a una totalità, e diventa parte imperitura di questa totalità. La totalità delle vite umane, passate e presenti e future, forma un mosaico esistente ormai da vari millenni, che diventa sempre più elaborato e ricco. Perfino gli Spaziali sono una derivazione del mosaico, e anche loro contribuiscono alla complessità e alla bellezza complessiva. La vita di un individuo non è altro che una minuscola piastrella del mosaico, quindi ben poca cosa rispetto alla totalità del quadro.
Daneel, tu devi concentrarti unicamente sul mosaico preso nel suo insieme, senza badare alla perdita di una singola piastrella. Perché ci sono tante altre piastrelle, tutte preziose, tutte necessarle...»

Isaac Asimov, «I robot e l'Impero»

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MessaggioInviato: Lun Ago 21, 2017 6:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

–Certo. Chiunque ha seguaci. Non hai mai trovato menzione del Partito Globalista su Helicon, il mio pianeta natale, nei tuoi studi sull’antica storia
dell’Impero Galattico e del Regno di Trantor?
–No, Hari. Non voglio urtare i tuoi sentimenti, ma non ricordo di essermi mai imbattuta in un periodo storico nel quale Helicon abbia giocato un ruolo di qualche importanza.
–La cosa non mi ferisce minimamente, Dors. Felice il mondo privo di storia, come dico sempre... Comunque, all’incirca duemilaquattrocento anni fa, sul mio mondo si costituì un gruppo di persone fermamente convinte che Helicon fosse il solo globo abitato dell’universo. Per loro Helicon era l’universo, ed al di là della sua atmosfera c’era soltanto una sfera solida di cielo cosparsa di minuscole stelle.
–Ma come potevano credere un’idiozia simile?– disse Dors. –Facevano già parte dell’Impero, immagino.
–Sì, ma i Globalisti insistevano che tutte le prove dell’esistenza dell’Impero fossero illusioni od il frutto di un inganno deliberato; sostenevano che gli emissari e i funzionari imperiali erano heliconiani che recitavano quella parte per qualche oscuro motivo. Erano completamente refrattari alla ragione ed al buon senso.
–E cosa successe?
–Immagino che sia sempre piacevole pensare che il proprio mondo sia il mondo, l’unico sul mercato. Al culmine della loro popolarità, i Globalisti avevano convinto almeno il dieci per cento della popolazione del pianeta ad unirsi al loro movimento. Solo il dieci per cento, ma si trattava di una minoranza aggressiva e veemente, capace di ridurre al silenzio la maggioranza indifferente, al punto di minacciare di impadronirsi del potere.
–Ma non ci riuscirono, vero?
–No, non ci riuscirono. Quello che successe fu che il Globalismo provocò una diminuzione degli scambi commerciali con il resto dell’Impero, e l’economia di Helicon scivolò verso una gravissima crisi. Quando il credo dei Globalisti cominciò a intaccare il portafogli della popolazione, il movimento perse rapidamente la sua popolarità. All’epoca molti rimasero sbalorditi dalla rapidità di quell’ascesa e della caduta successiva, ma la Psicostoria, ne sono certo, avrebbe mostrato che quel risultato fosse inevitabile e quindi avrebbe reso inutile lo stare a preoccuparsi troppo.
–Capisco. Però, Hari, qual è la morale di questa storia? Presumo che ci sia qualche connessione con ciò di cui stessimo discutendo.
–La connessione sta nel fatto che movimenti di questo genere non muoiono mai completamente, per quanto ridicoli i loro princìpi possano apparire alle persone sane di mente. Proprio ora, su Helicon, in questo momento, esistono ancora dei Globalisti. Non sono numerosi, ma di quando in quando settanta o magari ottanta di loro si radunano in quello che definiscono un Congresso Globale e se la spassano un mondo a discutere fra loro del Globalismo... Ebbene, sono trascorsi solo dieci anni da quando i Joranumiti sembravano costituire una spaventosa minaccia su questo pianeta, quindi non sarebbe affatto sorprendente se vi fossero ancora dei superstiti di quel movimento: potrebbero esisterne anche fra un migliaio di anni.

Isaac Asimov, "Fondazione Anno Zero"

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MessaggioInviato: Lun Ago 28, 2017 6:02 am    Oggetto: Rispondi citando

–I geni imperfetti... dovremmo ripararli? Possiamo ripararli?
–No. In primo luogo, sarebbe molto costoso. E poi, è probabile che non rimarrebbero corretti. Ed infine, la gente è contraria.
–Ma perché?
–Perché sono contrari alla scienza in generale. Questo dovreste saperlo meglio di chiunque altro, professore. Temo che la situazione attuale, specialmente dopo la morte di Cleon, favorisca la rinascita del misticismo. La gente non crede alla riparazione dei geni con metodi scientifici. Preferirebbero curare le malattie imponendo le mani o con qualche tipo di cerimoniale oscuro. Francamente, mi è piuttosto difficile continuare il mio lavoro: guadagno molto poco.

Isaac Asimov, "Fondazione Anno Zero"

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MessaggioInviato: Lun Nov 13, 2017 10:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dopo un po', smise di far schioccare le dita. Il grande danese si teneva lontano, mostrando i denti e tenendo la lingua penzoloni. Il cane era magro al punto da sembrare uno scheletro, i suoi occhi luccicavano rossi e cattivi nell'oscurità. Quando Crane ancora una volta lo chiamò, il cane ringhiò. Sbuffi di cenere si levarono da sotto le sue narici.
È affamato, pensò Crane, per questo è così. Infilò la mano nello zaino e a quel gesto il cane ringhiò di nuovo. Crane tirò fuori la tavoletta di cioccolato e laboriosamente la liberò dalla carta e dalla stagnola, poi, con la sua debole forza, la lanciò verso Umber. La tavoletta cadde molto lontano dal cane. Dopo un minuto di tempestosa incertezza, il cane lentamente venne avanti e ingollò il cibo. Le ceneri gli incipriarono il muso. Poi si mise a leccarsi i baffi, a lungo, e continuò ad avanzare verso Crane.
Questi si sentì cogliere da un improvviso accesso di paura. Una voce insisteva a dirgli: Questo non è un amico. Non ha alcun amore né sente alcuna amicizia verso di te. L'amore e l'amicizia sono scomparsi dalla Terra insieme alla vita. Adesso non è rimasto nulla, soltanto la fame.
«No...» bisbigliò Crane, «non è giusto. Noi siamo l'ultima vita sulla Terra. Non è giusto che dobbiamo sbranarci a vicenda, cercando di divorarci...»
Ma Umber continuava ad avanzare, obliquamente, con fare furtivo, e i suoi denti luccicavano, bianchi e aguzzi. E proprio mentre Crane lo fissava, il cane ringhiò e si scagliò contro di lui.

Alfred Bester, "Adamo e Niente Eva"

Non so a voi, ma questa scena mi ha riportato immediatamente alla mente la lotta finale tra Ryu e il cane in "La Strada di Ryu" per decidere chi debba essere la specie dominante della Terra. E questo mondo distrutto, post apocalittico, che in realtà POTREBBE essere il mondo delle origini della vita... Mmmm...

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MessaggioInviato: Sab Gen 20, 2018 6:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

- Facciamo dunque un altro passo avanti. Immaginiamo un parassita che viva non solo dentro la cellula, ma dentro i cromosomi della cellula. In altre parole, un parassita che si mescoli ai geni, qualcosa che potremmo chiamare uno pseudo-gene. Esso interverrebbe nella creazione degli enzimi, che è la funzione primaria dei geni, e in tal modo influenzerebbe indirettamente anche la biochimica dell'organismo terrestre.
- Perché particolarmente quella terrestre? - disse Rosa.
- Non avete ancora capito che lo pseudo-gene di cui parlo è originario della Terra? Gli esseri terrestri hanno vissuto con lui fin dal principio, si sono adattati a lui, fino a essere inconsapevoli della sua presenza. I batteri si nutrono di cibo normale, i virus di cellule; gli pseudo-geni vivono sull'economia dell'intera macrostruttura cellulare attraverso il controllo della biochimica dell'organismo: Ecco perché le specie più evolute tra gli animali terrestri, incluso l'uomo, non crescono più dopo aver raggiunto la maturità e muoiono di morte chiamata naturale. È la fine inevitabile di questa universale infezione parassitica.
- Continui, dottor Tholan.
- È chiaro dunque, quando si tenga presente lo pseudo-gene, come venga trasmesso questo morbo universale. Lo pseudo-gene si trova insieme agli altri geni in ogni ovulo o spermatozoo prodotto dall'organismo affetto dall'epidemia, e ogni nuovo organismo che nasce è già infetto al momento della concezione. Ma esiste un'altra forma di trasmissione... Deve esistere, per poter spiegare tutti i fenomeni. Chimicamente, geni e virus sono simili, dato che sono entrambi proteine del nucleo. Uno pseudo-gene può quindi esistere indipendentemente dai cromosomi. Può infettare un virus, oppure creare da se stesso un organismo simile a un virus a un certo stadio di sviluppo; e come tale può venire trasmesso nei modi comuni alle altre infezioni da virus, per contatto, attraverso l'aria o i materiali di rifiuto, eccetera. Naturalmente i Terrestri non hanno niente da temere, dato che sono già infetti. Questo processo, sulla Terra, è avvenuto solo all'epoca in cui l'infezione poteva ancora spargersi. Ma sugli altri mondi la cosa è completamente diversa.
- Capisco - fece Rosa.
- Io, no - obiettò Drake, freddamente.
L'Hawkinsita sospirò.
- Noi degli altri mondi non abbiamo vissuto per milioni di anni, come l'uomo e i suoi antenati, con questo parassita in corpo. Non ci siamo ancora abituati a lui. Perciò, mentre i terrestri possono sopravvivere per decine di anni alla malattia con poco danno, noi, una volta presa l'infezione, andiamo incontro alla morte dopo un anno.
Rosa chiese: - Ed è questa la ragione per cui la mortalità è aumentata dopo l'inizio dei viaggi interstellari tra la Terra e gli altri pianeti?
- Sicuro. Qualche caso si era verificato anche prima; e da tempo si sospettava che spore batteriche e molecole di virus potessero attraversare gli spazi. Lo zero assoluto non le distrugge, anzi le tiene in vita indefinitamente; e una certa percentuale di loro riesce sempre a raggiungere altri mondi. Ma dopo l'inizio dei viaggi spaziali questi casi sporadici sono aumentati di più di diecimila volte.
Seguì qualche minuto di silenzio. Alla fine l'Hawkinsita disse, con un improvviso ritorno di energia: - Rivoglio il mio cilindro, ora che ho risposto alle sue domande.
Drake disse freddamente: - E l'Ufficio Dispersi? - Ricominciò a far dondolare su e giù il cilindretto; ma stavolta l'Hawkinsita non seguiva i suoi movimenti. La grigia pellicola trasparente su suoi occhi era diventata più spessa e Rosa si chiese se la causa fosse la stanchezza o la mancanza di cianuro.
L'Hawkinsita continuò: - Così come noi non siamo ancora assuefatti agli pseudo-geni che infestano l'uomo, loro non si sono ancora interamente abituati a noi. Questi parassiti possono vivere su di noi, ma non sono ancora in grado di riprodursi. Le epidemie da Morte per Inibizione, prima dell'avvento dei viaggi spaziali, erano molto leggere e coinvolgevano non più di dieci o venti individui, che si indebolivano gradualmente per poi estinguersi. Oggi il morbo si trasmette indefinitamente, infuriando meno là dove vengono imposte quarantene, per poi ridiventare di colpo virulento e allargarsi disordinatamente.
Rosa fissò la creatura con crescente orrore.
- Che significa, dottor Tholan?
- L'uomo è la prima sede del parassita. Un uomo può infettarci se rimane in mezzo a noi. Ma lo pseudo-gene, una volta installato nelle nostre cellule, non può conservare indefinitamente il suo vigore. Prima o poi, deve tornare all'uomo se vuole continuare a riprodursi. Prima dei viaggi interstellari gli era consentito soltanto tornando alla Terra attraverso lo spazio. Ma adesso...
- I dispersi! - disse Rosa in un soffio.
- Proprio così. Sono loro gli ospiti intermediari. Quasi tutti i giovani che sono scomparsi negli ultimi dieci anni erano viaggiatori spaziali. Erano già stati su altri pianeti abitati almeno una volta nella loro vita. E dopo aver trascorso sulla Terra il periodo di incubazione necessario ai parassiti che portano con sé ritornano in un altro mondo; per quanto riguarda la Terra, vengono dati come dispersi.
- Ma è impossibile - esclamò Rosa. - Questo vorrebbe dire che lo pseudo-gene ha il controllo delle azioni del suo ospite! Non può essere.
- E perché no? Non vi è nessun fatto d'intelligenza, o d'istinto, alla base del loro controllo. E un fatto puramente chimico. Se viene iniettata dell'adrenalina nelle sue vene, non si può parlare di alcuna intelligenza superiore che imponga al suo cuore di raddoppiare i battiti, o che renda più affannoso il suo respiro o che dilati i suoi vasi sanguigni: anche in questo caso l'azione è puramente chimica.
"Ma ormai sto troppo male e non posso continuare a parlare. Ho solo un'altra cosa da dire. La vostra gente e la mia gente hanno in questo pseudo-gene un nemico comune. Anche gli uomini non sono destinati a morire contro la loro volontà. Io pensavo che se avessi preso il morbo e non avessi potuto tornare sul mio pianeta con queste notizie avrei comunque potuto portarle a conoscenza delle autorità terrestri e chiedere il loro aiuto nell'allontanare questa minaccia. Immaginate la mia gioia quando ho scoperto che il marito di uno dei biologi dell'Istituto era membro di uno dei più importanti organismi investigativi della Terra. Naturalmente ho fatto di tutto per essere ospitato a casa vostra in modo da poter discorrere con voi privatamente, convincervi della terribile verità e utilizzare la vostra posizione per avere aiuto nella lotta contro i parassiti.
"Tutto questo, ormai, è irrealizzabile. Non posso rimproverarvi: essendo voi terrestri, non si può pretendere che comprendiate la psicologia del mio popolo. Tuttavia, dovete capire questo: io non posso avere più rapporti con nessuno di voi. Non posso neppure sopportare l'idea di restare più a lungo sulla Terra."

Isaac Asimov, "Ospite"

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L'ultima modifica di meg9 il Gio Feb 15, 2018 2:23 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Gio Feb 15, 2018 2:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

Johannison si chiese se non fosse impazzito. « Da dove viene? Da Marte? Ci avete conquistato? È la guerra?»
«Vede, noi stiamo proprio cercando di correggere questo atteggiamento. Voi siete malati, dottor Johannison, molto malati. Sappiamo da più di diecimila anni che la vostra specie ha delle grandi possibilità, ma siamo rimasti molto delusi nel constatare che il vostro progresso ha preso una piega patologica.»
«Prima che tu arrivassi mi diceva che stanno cercando di curarci» spiegò Mercedes.
«E chi gliel'ha chiesto?» borbottò Johannison.
Il visitatore si limitò a sorridere. «Mi hanno assegnato questo incarico molto tempo fa, ma la vostra è una malattia difficile da curare. Prima di tutto c'è la difficoltà delle comunicazioni.»
«Stiamo pur comunicando» gli fece notare Johannison.
«Sì, in un certo senso. Io mi servo dei suoi concetti, del suo codice. Ma non è adeguato. Non sono assolutamente in grado di spiegarle la natura del male della sua specie. Dirò, servendomi di un concetto vostro, che è un male dello spirito. Ma è una spiegazione molto approssimativa.»
«Uhm.»
«Una specie di malessere sociale difficile da trattare. Per questo ho esitato tanto prima di tentare una cura. Sarebbe triste se, a causa di un malaugurato incidente, una razza così potenzialmente dotata com'è la vostra andasse perduta per noi. Per millenni abbiamo cercato di intervenire attraverso quei pochi individui di ogni generazione immuni alla malattia. Filosofi, moralisti, guerrieri e uomini politici. Tutti coloro che avevano a cuore la fratellanza umana. Tutti...»
«Va bene. E non ci siete riusciti. E se adesso mi parlasse un po' di voi, e non solo di noi?»
«Cosa posso dirle perché mi comprenda?»
«Da dove viene? Cominci da questo.»
«Non ci sono modi adeguati per spiegarlo. Io non vengo dal cortile.»
«Come sarebbe a dire?»
«Il posto da dove vengo è al di fuori dell'universo.»
«Non capisci cosa vuole dire, Alex?» tornò a interrompere Mercedes. «Immagina di essere sbarcato sulle coste della Nuova Guinea e di parlare agli indigeni attraverso la televisione. Parlo di indigeni che non hanno mai visto altro in tutta la vita che la loro tribù. Saresti in grado di spiegare come funziona la televisione e com'è possibile rivolgersi attraverso di essa a milioni di persone contemporaneamente? Saresti in grado di spiegare che l'immagine che vedono non è una persona vera, ma un'illusione, che può sparire e ricomparire? Non potresti neanche spiegare da dove vieni, se loro fossero convinti che l'isola in cui sono nati è tutto l'universo.»
«E va bene, per lui siamo dei selvaggi. Giusto?» domandò Johannison.
«Sua moglie ha parlato per metafora « disse il visitatore. «Mi lasci finire. Non posso più continuare nel tentativo di far sì che voi vi curiate da soli. Il male è troppo progredito. Devo alterare la composizione instabile della razza.»
«Come?»
«Non esistono parole o concetti adatti a spiegarlo. Si sarà reso conto che possiamo controllare con facilità la materia. È stato facilissimo annullare la radioattività. È stato invece un pochettini più difficile far sì che tutto, libri compresi, si adattasse a un mondo in cui la radioattività non esiste. E più difficile ancora, e con maggior spreco di tempo, cancellare il pensiero della radioattività dalla mente degli uomini. Non esiste più uranio sulla Terra. E nessuno ne ha mai sentito parlare.»
«Io sl» disse Johannison. «E tu, Mercy?»
«Anch'io» disse Mercedes.
«Voi due siete stati esclusi a ragion veduta « spiegò il visitatore «come un altro centinaio fra uomini e donne sparsi in tutto il mondo.»
«Niente più radioattività» mormorò Johannison. «Per sempre?»
«Per cinque dei vostri anni» spiegò lo sconosciuto. «È una pausa, solo una pausa. O, se preferisce, lo chiami un periodo di anestesia, che mi permette di operare sulle razze senza il pericolo che nel frattempo scoppi una guerra atomica. Fra cinque anni esisterà di nuovo il fenomeno della radioattività. Ed è allora che interverrà lei. E gli altri come lei. Siete destinati a rieducare poco per volta i vostri simili.»
«Caspita. Ci sono voluti cinquant'anni per arrivare dove eravamo arrivati. Anche se la seconda volta ci vorrà forse meno tempo, perché non far tornare anche le nozioni già acquisite? Voi potete farlo, no?»
«L'intervento sarà molto serio, e ci vorranno più di dieci anni prima di essere sicuri che non insorgeranno complicazioni» spiegò il visitatore. «Quindi è necessario che il processo di rieducazione sia lento.»
«E noi come faremo a sapere quando sarà arrivato il momento?» domandò Johannison.
«L'avvertiremo quando sarà il momento. Può starne sicuro.»
«Be', cosa diavolo dobbiamo fare? Starcene ad aspettare per cinque anni che ci squilli una scampanellata in testa? E se l'intervento non riesce?»
«Auguriamoci che riesca» rispose serio il visitatore.
«Ma in caso contrario? Non potreste offuscare anche la nostra mente? Non potreste lasciarci vivere in modo normale fino ad allora?»
«No, mi dispiace. Bisogna che le vostre menti restino intatte. Se l'operazione non riuscirà, se la cura non darà il risultato sperato, avrò bisogno di una piccola riserva di menti intatte da cui dare origine a una nuova popolazione sulla quale tenterò una cura diversa. La vostra specie dev'essere conservata a qualunque costo. Ci è preziosa. Per questo spreco tanto tempo per cercare di spiegarle la situazione. Se l'avessi lasciata com'era un'ora fa, per cinque giorni, nemmeno per cinque anni, per la vostra razza sarebbe stata la rovina.»
E senza aggiungere altro scomparve.

Isaac Asimov, "La Pausa"

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