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Inviato: Lun Giu 26, 2017 12:54 pm    Oggetto: Ads

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MessaggioInviato: Ven Dic 09, 2016 12:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tale era il grande piano, ma un evento imprevisto lo impedì. Circa un anno prima del momento culminante programmato, quando si doveva smettere del tutto di mangiare, apparve tra la debole popolazione invecchiata una nuova, strana malattia. Non sono stato in grado di determinare se la sua origine fosse del tutto naturale, del tutto intrinseca al nostro cosmo fisico, il nostro fiocco di neve, o se in un modo oltre la mia comprensione qualche oscuro potere delle tenebre fosse riuscito a fare incursione nel nostro cosmo per stimolare o creare questa odiosa epidemia. La sua forma e il momento in cui si scatenò sembravano calcolati appositamente per sventare la prossima vittoria della luce.

William Olaf Stapledon, “Le Tenebre e la Luce”

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MessaggioInviato: Dom Dic 11, 2016 9:58 am    Oggetto: Rispondi citando

Una volta ero umana, sai. Una donna sposata, con due bambini e un Master in Letteratura Inglese. A molto, mi è servito. La mia tesi era su alcune lettere scritte da Milton quand'era Segretario di Latino di Cromwell. Noioso? Altroché. Solo io saprò mai quanto noioso.
Eppure... adesso... darei tutto questo maledetto pianeta per tornare in quella gabbia da criceti accademica, a far girare quella meravigliosa ruota di noia. [...]
Non c'è molto da dire di quando ero umana. Non dico che fossi ordinaria -nessuno crede mai di esserlo- ma probabilmente non mi si notava in una folla. In effetti, mi sforzavo di non farmi notare. Sono un tipo introverso.
Avevo solo trentadue anni quando scoprii di avere la leucemia. I medici mi diedero sei mesi. L'alternativa era questa, e ovviamente la colsi. Pensai di essere fortunata ad avere i requisiti. Quasi tutti non hanno un'alternativa. Pochi di quelli che ce l'hanno rifiutano. In un certo senso sembrava come di poter vivere dopo la morte. Di certo l'operazione fu un buon facsimile della morte.
Dopo l'intervento usarono degli strani acidi che attaccarono selettivamente i tessuti organici. Gli anestetici non servirono a molto allora. Mi ridussero a un ammasso di nervi, mi buttarono in questo bidone e mi chiusero dentro.
Et Voilà—il Cyborg! [...]
Quei primi mesi, quando impari a pensare a te stesso come a una macchina, possono essere un vero orrore. Tanti cyborg impazziscono—di solito in modo compulsivo. Continuano a ripetere l'inno nazionale o a dire il rosario o cose del genere. Come una macchina.
Dicono che non è la stessa cosa—un organismo cibernetico e una macchina, ma che ne sanno loro? Non sono cyborg.
Anche da umana non ero mai stata brava con la roba meccanica. Non riuscivo mai a ricordare da che parte si girava un cacciavite—ed eccomi qua, coi nervi motori che controllavano tutta una fabbrica in miniatura di cosi e cosetti. Col dito indice azionavo il frullatore. Col dito medio del piede chiudevo la serratura della porta. Col...

Thomas Disch, "Vieni a Venere Malinconia"

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2017 9:53 am    Oggetto: Rispondi citando

Si trattava di un programma di prestigio e, nello stesso tempo, spettacolare. Richard Bretaine, il più grande attore Shakespeariano del mondo, stava recitando una versione di Romeo e Giulietta, condensata appositamente per la TV, ed aveva come partner femminile Helen Ferguson.
Lo spettacolo aveva avuto inizio alle dieci e, dopo un'ora e quattordici minuti, si era arrivati alla scena del balcone del II atto. Giulietta aveva fatto la sua apparizione al balcone e Romeo stava declamando quel famoso brano romantico:
«Ma piano! Quale luce spunta lassù, da quella finestra?
Quella finestra è l'Oriente e Giulietta è il sole!
Sorgi, o bell'astro e spengi l'invidiosa luna,
Che già langue pallida di dolore, perché tu sua ancella...»
Non riuscì ad andare oltre, perché, improvvisamente, sul balcone, accanto a Helen Ferguson, era apparso un piccolo uomo verde.
Richard Bretaine inghiottì, balbettò qualche parola, poi si riprese e continuò a recitare. Dopo tutto non aveva prove che qualcun altro avesse visto quello che lui aveva visto. E, in ogni caso, lo spettacolo doveva procedere.
Coraggiosamente continuò:
«... sei molto più vaga di lei:
Non essere più sua ancella, già che essa ha invidia di te.
La sua assisa non è che pallida e verde...»
La parola " verde" gli si strozzò in gola. Si fermò per prendere respiro, e, durante quella pausa, senti un mormorio generale, che sembrava provenire da tutto lo studio.
E, durante quella pausa, il piccolo uomo disse con una voce forte e sprezzante:
«Mack, stai dicendo un mucchio di sciocchezze e lo sai.»
Giulietta si voltò e vide l'essere che era seduto sulla ringhiera vicino a lei. Lanciò un grido e cadde svenuta.
Il piccolo uomo verde la guardò con calma: «Si può sapere che cosa ti succede?» domandò.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Ven Gen 06, 2017 9:22 am    Oggetto: Rispondi citando

Sapevamo incredibilmente poco sul loro conto.
Non eravamo nemmeno sicuri che fossero presenti di persona.
Molti, e in special modo gli scienziati, insistevano col dire che una forma di vita incorporea e priva di solidità non poteva esistere. E che perciò, quelli che noi vedevamo non erano i Marziani, ma la loro proiezione, che i Marziani avevano corpi solidi come i nostri e li avevano lasciati su Marte, probabilmente in stato di trance; che il kwimming era l'abilità di proiettare un corpo astrale, visibile, ma non corporeo.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Sab Gen 21, 2017 9:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Naturalmente nessuno scienziato credeva che fossero diavoli o demoni. Ma molti scienziati si rifiutavano di credere che venissero da Marte, o, da qualsiasi altra parte dell'universo. Evidentemente erano talmente diversi da noi che dovevano per forza provenire da qualche posto dove le leggi della natura erano completamente differenti.
Probabilmente da un' altra dimensione.
Oppure, essi pensavano, questi Marziani avevano più o meno dimensioni di noi. Non avrebbero potuto forse essere delle creature bidimensionali, la cui apparenza di una terza dimensione fosse soltanto un effetto illusorio della loro esistenza in un universo tridimensionale? Le figure sullo schermo sembrano avere tre dimensioni, fino a quando non cercate di afferrarne una per un braccio.
O, forse, erano delle proiezioni in universo tridimensionale di esseri a quattro o cinque dimensioni, la cui intangibilità era dovuta, in qualche modo, al fatto che avessero più dimensioni di quelle che noi potevamo vedere e capire.

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Dom Gen 22, 2017 8:46 am    Oggetto: Rispondi citando

Yato Ishurti chiuse gli occhi e parlò.
Disse: «Popoli del mondo, io parlo a voi, e, attraverso voi, anche ai nostri visitatori di Marte. Anzi, parlo soprattutto a loro. Ma è necessario che anche voi ascoltiate, perché quando avrò parlato, possiate rispondere a una domanda che vi farò.»
Disse: «Marziani, per qualche vostro speciale motivo, non ci avete dato nessuna confidenza e non ci avete detto la ragione per la quale vi trovate tra noi.
«Forse siete viziosi e cattivi, e il nostro dolore vi procura piacere.
«Forse la vostra psicologia, il vostro modo di pensare, sono talmente diversi dai nostri, che, anche se cercaste di spiegarcelo, non lo capiremmo.
«Ma io non credo a nessuna di queste due cose»
Disse: «Se voi foste veramente quello che sembrate, o che pretendete di essere, litigiosi e vendicativi, ogni tanto, almeno in qualche rara occasione, avremmo dovuto vedervi discutere e combattere tra di voi.
«Noi non vi abbiamo mai, né visti, né sentiti, fare una cosa del genere.
«Marziani, voi state facendo la commedia, pretendendo di essere qualcosa che non siete.»
La Terra fu percossa da un tremito, mentre la gente si mosse tutta assieme.
Ishurti disse: «Marziani, voi certamente avete uno scopo, nel fare quello che avete fatto fin'ora. A meno che la vostra ragione superi il mio potere di comprensione, e che il vostro scopo sia al di là della logica umana, non può trattarsi che di una di queste due cose. Può darsi che le vostre intenzioni siano buone; e che siate venuti qui per il nostro bene.
Sapevate che eravamo divisi, che ci odiavamo l'uno con l'altro, e che ci trovavamo sull'orlo di una guerra decisiva.
Può darsi che voi abbiate pensato, che, essendo quello che eravamo, potevamo diventare uniti soltanto se ci veniva data una causa comune, un odio comune, che trascendesse i nostri odi, che adesso ci sembrano tanto ridicoli da essere persino difficili da ricordare.
«Oppure, può darsi che il vostro scopo sia meno benevolo, ma non sottile. È possibile che, sapendo che stiamo, o meglio stavamo, per iniziare i viaggi spaziali, voi non ci vogliate su Marte. Potrebbe essere che su Marte voi siate corporei e vulnerabili e che abbiate paura di noi; che abbiate paura che noi possiamo conquistarvi, subito o tra secoli. O, forse, vi diamo soltanto fastidio (certo i nostri programmi radio devono averlo dato), e non volete la nostra compagnia sul vostro pianeta.»
Disse: «Se una di queste ragioni è quella vera, (e io credo che l'una o l'altra lo sia), voi sapevate che dicendoci semplicemente di comportarci bene o di stare lontani da Marte, non avreste fatto altro che risvegliare il nostro spirito di contraddizione, e non avreste raggiunto nessuno scopo.
«Avete voluto che vedessimo con i nostri occhi e che facessimo di nostra spontanea volontà quello che voi desiderate.
«È necessario che noi sappiamo con precisione quale di questi due scopi sia quello vero? Qualunque esso sia, vi proverò che siete riusciti nel vostro intento.»
Disse: «Io sto parlando, e adesso vi proverò che sto parlando a nome di tutti i popoli della Terra.»
Disse: «Ci impegniamo a non combattere più tra di noi. Ci impegniamo a non mandare mai una nave spaziale sul vostro pianeta, a meno che un giorno non ci invitiate, ma anche così, non credo che lo faremmo volentieri.»
Disse solennemente: «E adesso, la prova. Popoli della Terra siete d'accordo con me? Se lo siete, provatelo adesso, dovunque siate, dicendo: Sì, con la vostra voce più forte!
Ma, per permettere ai traduttori di finire, aspettate fino a quando non vi darò il segnale, dicendo...
«...Adesso!»

Fredric Brown, “Marziani Andate A Casa!”

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MessaggioInviato: Lun Feb 27, 2017 7:33 am    Oggetto: Rispondi citando

«Senti, Daneel,» disse «anche se camminassi in mezzo a pericoli di ogni sorta, il che non è,» si affrettò ad aggiungere dopo una rapida occhiata agli altri robot «sarebbe solo il mio lavoro. È quello per cui sono pagato. Il mio lavoro è prevenire che tutta l'umanità riceva danno, come il tuo è prevenire che lo ricevano gli individui. Capisci?»
«No, collega Elijah.»
«Questo è perché non sei fatto per capire queste cose. Se tu fossi un uomo, capiresti, credimi sulla parola.»

Isaac Asimov, "Il Sole Nudo"

La prima enunciazione della Legge Zero, da parte di un terrestre qualunque totalmente inconsapevole che la sua schiettezza, il suo essere se stesso, saranno causa della futura grandezza del genere umano... mi vengono le lacrime agli occhi, sul serio.

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MessaggioInviato: Mer Mar 08, 2017 6:54 am    Oggetto: Rispondi citando

La Linea celere andava veloce. Intorno a lui c'era luce artificiale ed e-normi strati di appartamenti che scorrevano all'indietro e insegne luminose e vetrine di negozi e rumore e folla e altro rumore e gente e gente e gente...
Tutto quello che aveva amato, tutto quello che aveva temuto di abban- donare, tutto quello a cui aveva tanto pensato su Solaria.
E ora gli era tutto estraneo.
Non riusciva più ad adattarcisi.
Se n'era andato a risolvere un delitto e gli era successo qualcosa.
Aveva detto a Minnim che le Città erano uteri, e lo erano. E qual era la prima cosa che un uomo deve fare per essere un uomo? Deve nascere. Deve lasciare l'utero. E una volta uscitone, non ci può più rientrare.
Baley aveva lasciato la Città e non poteva più rientrarci. La Città non era più sua: gli Abissi d'acciaio erano alieni. Doveva essere così. E sarebbe stato così anche per gli altri e la Terra sarebbe rinata e avrebbe raggiunto lo spazio.

Isaac Asimov, "Il Sole Nudo"

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MessaggioInviato: Dom Mar 12, 2017 10:54 am    Oggetto: Rispondi citando

A Echo Summit l'autunno è precoce e fuori dall'edificio imperversava la tempesta. Il sibilo del vento tra le torri di guardia e gli scrosci di pioggia nei cortili creavano un sottofondo invadente. In quella notte del diciannove settembre, sembrava veramente che i morti usciti dal cimitero stessero cercando la strada per arrivare alla festa, come voleva la leggenda.

Poul Anderson, "Nessuna Tregua con i Re"

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MessaggioInviato: Lun Mar 13, 2017 8:41 am    Oggetto: Rispondi citando

— Fermo! — scattò Speyer. — Se vi foste presentati onestamente avremmo anche potuto darvi ascolto. Molti di noi lo avrebbero fatto. Ma avete cercato di fare il bene agendo con l'astuzia. Voi avevate deciso per il nostro meglio senza neppure interpellarci. Non ho mai visto una maggiore prepotenza!
L'essere sollevò il capo.
— Dite sempre tutta la verità ai vostri figli?
— Tutta quella che possono comprendere.
— La vostra cultura è tanto infantile, ancora, che non è in grado di ascoltare questa verità.
— Ma che diritto avete di giudicarci infantili?
— E tu come fai a sapere di essere cresciuto?
— Cercando di svolgere compiti da grandi e scoprendo che ne sono in grado. Certo, commettiamo degli sbagli incredibili. Ma sbagliando impariamo. Voi invece non ammettete l'idea di aver ancora qualcosa da imparare, voi e la vostra maledetta scienza psicologica di cui andate tanto fieri, che vuole inquadrare ogni mente a suo modo.
"Volevate creare una Stato centralizzato, vero? Non vi siete chiesti se non fosse meglio il feudalesimo per noi? Un posto completamente nostro del quale far parte, una comunità ricca di tradizioni e di onori, con la possibilità per ciascuno di prendere le decisioni più importanti, un baluardo della libertà contro il sempre più forte potere centralizzato... mille diversi modi di vita. Noi uomini abbiamo sempre creato delle super-nazioni, ma le abbiamo sempre eliminate. Forse è l'idea a essere sbagliata, e magari adesso riusciremo a fare qualcosa di meglio... un mondo di piccoli Stati, troppo piccoli per creare grossi problemi ma abbastanza forti da mantenere una propria identità e non badare alle gelosie e alle ripicche, in grado di risolvere a loro modo i propri guai."
— Non ce la farete mai — replicò l'essere. — Sarete sempre in lotta gli uni con gli altri.
— Questo lo dite voi, non io. Ma a prescindere da chi abbia ragione e chi no, l'universo è troppo esteso per delle previsioni e sulla Terra sceglieremo liberamente il nostro futuro. Piuttosto morto che addomesticato!

Poul Anderson, "Nessuna Tregua con i Re"

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MessaggioInviato: Sab Mar 25, 2017 10:50 am    Oggetto: Rispondi citando

Ogni superuomo porta in sé una traccia di disumanità. Sì, sì... noi, qui, siamo tutti egoisti, cattivi, meschini, accaparratori, crudeli e dispettosi. Dobbiamo essere forse condannati, per non essere in grado di vedere al di là del nostro naso, per non essere in grado di guardare a noi stessi con l'affetto imparziale di un milione di generazioni avanti a noi? Suppongo di sì. Ma deve trattarsi di autocondanna, non del monito e nemmeno dell'esempio di un essere superiore.

Ward Moore, "Quello che sposò la figlia di Maxill"

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MessaggioInviato: Lun Apr 03, 2017 5:48 am    Oggetto: Rispondi citando

Seguire lo sviluppo dell'uomo nelle epoche sembra sotto molti aspetti un racconto di glorie e vittorie: lo sviluppo del cervello, la scoperta del fuoco, la costruzione di città e civiltà, il trionfo della ragione, la Terra colmata e l'esplorazione nel mare e nello spazio.
Ma accrescere la conoscenza porta non solo alla conquista, ma anche alla totale sconfitta, perché non si apprendono solo nuove potenzialità, ma anche nuove limitazioni. Un esploratore può scoprire un nuovo continente, ma può anche imbattersi nella fine del mondo.
E così è per l'umanità. Ci distinguiamo da tutte le altre specie viventi per il nostro potere sull'universo inanimato; e ci distinguiamo da loro anche per la nostra abietta sconfitta contro l'universo inanimato, perché noi soli abbiamo scoperto la sconfitta.

Isaac Asimov, "Tempo, Spazio ed Altre Cose"

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MessaggioInviato: Lun Apr 10, 2017 6:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Che diavolo ci fa lì la nostra Luna?
È troppo lontana per essere un vero satellite della Terra, se seguiamo il mio bellissimo ragionamento- che è troppo bello perché lo abbandoni. È troppo grande per essere stata catturata dalla Terra. Le probabilità che la Luna abbia assunto un'orbita quasi circolare attorno alla Terra dopo una simile cattura sono troppo basse per rendere credibile l'eventualità.
Ci sono teorie, ovviamente, secondo cui la Luna era un tempo molto più vicina alla Terra (entro i limiti concessi per un vero satellite) e poi si è gradualmente allontanata a causa dell'azione delle maree. Be', ho un'obiezione a riguardo. Se la Luna fosse un vero satellite che originariamente orbitava intorno alla Terra a una distanza, diciamo, di 32.000 km, quasi certamente orbiterebbe sul piano dell'equatore terrestre, e non è così.
Ma allora, se la Luna non è un vero satellite della Terra e non è stata catturata, che cos'è? La cosa potrà sorprendervi, ma ho una risposta. [...]
Potremmo allora considerare la Luna né un vero satellite della Terra né uno catturato, ma un vero e proprio pianeta, che gira attorno al Sole in una complessa danza insieme alla Terra. Certo, dall'interno del sistema Terra-Luna, il modo più semplice di raffigurarci la situazione è che la Luna giri intorno alla Terra; ma se si dovessero disegnare le orbite della Terra e della Luna intorno al Sole in scala esatta, si vedrebbe che l'orbita della Luna è sempre concava verso il Sole. "Cade" sempre verso il Sole. Tutti gli altri satelliti, senza eccezione, "cadono" in direzione opposta al Sole per parte della propria orbita, prigionieri come sono della superiore attrazione del proprio primario- ma la Luna no.
E consideriamo questo- la Luna non gira attorno alla Terra sul piano dell'equatore terrestre, come ci si aspetterebbe da un vero satellite. Invece gira intorno alla Terra su un piano molto vicino a quello dell'eclittica; cioè il piano su cui i pianeti, generalmente, girano intorno al Sole. Questo è proprio ciò che ci si aspetterebbe da un pianeta!
È possible, allora, che esista un punto intermedio tra la situazione di un enorme pianeta molto distante dal Sole, che si sviluppa attorno a un unico nucleo con la formazione di numerosi satelliti, e quella di un piccolo pianeta vicino al Sole, che si sviluppa attorno a un unico nucleo senza satelliti? Può esistere una condizione limite, per così dire, in cui la condensazione è attorno a due nuclei principali, così che si forma un pianeta doppio?
Forse la Terra era proprio al limite della massa e della distanza consentite; un po' troppo piccola, un po' troppo vicina. Forse, se la posizione fosse migliore, le due metà del pianeta doppio sarebbero state di dimensioni simili. Magari entrambe avrebbero potuto avere un'atmosfera e oceani e- vita. Forse in altri sistemi stellari con un pianeta doppio una maggiore parità è più normale.
Che peccato se ce la siamo persa.
O forse (chissà), che fortuna!

Isaac Asimov, "Tempo, Spazio ed Altre Cose"
In "Cyborg 009", vol. 15, "Saga della Piramide Sottomarina"

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MessaggioInviato: Mer Mag 03, 2017 5:57 am    Oggetto: Rispondi citando

Si utilizzino come mezzo di comunicazione con gli spazi siderali i numeri primi o un’altra cosa, supponiamo che il SETI trovi la prova incontrovertibile dell’esistenza di un’intelligenza extraterrestre e che questa intelligenza ci spedisca il suo grande bagaglio di conoscenza e sapienza, come accade in romanzi di fantascienza come A come Andromeda di Fred Hoyle o Contact di Carl Sagan.
Come reagiremmo? Sarebbe comprensibile se la adorassimo, perché qualsiasi civiltà capace di inviare un segnale a una distanza così grande sarebbe con tutta probabilità molto superiore alla nostra. Anche se all’epoca della trasmissione gli alieni non fossero stati più avanzati di noi, a causa dell’enorme distanza dovrebbero essere millenni più avanti nel momento in cui il messaggio ci arrivasse (a meno che non si fossero nel frattempo estinti, cosa non improbabile).
Venga o no il giorno in cui le conosceremo, è facile che le civiltà aliene siano talmente sovrumane da somigliare agli dèi come nessun teologo ha mai potuto immaginare. Le loro capacità tecniche ci apparirebbero soprannaturali quanto le nostre apparirebbero soprannaturali a un contadino del Medioevo trasportato nel XXI secolo.
Come reagirebbe, il contadino, davanti a computer portatile, telefono cellulare, bomba all’idrogeno o jumbo jet? Del resto, la “terza legge” di Arthur C. Clarke recita: “Qualsiasi tecnologia abbastanza avanzata è indistinguibile dalla magia”. I miracoli della nostra tecnologia sarebbero per gli antichi altrettanto portentosi del racconto di Mosè che divide il mar Rosso o di Gesù che cammina sulle acque. Gli alieni del segnale SETI ci sembrerebbero dèi, come parvero dèi i missionari che (sfruttando poi fino in fondo l’immeritato tributo) si presentarono a civiltà ferme all’età della pietra con fucili, telescopi, fiammiferi e almanacchi capaci di predire con precisione assoluta le eclissi.
In che senso, allora, gli alieni altamente civilizzati individuati dal SETI non sarebbero dèi? In che senso sarebbero sovrumani, ma non soprannaturali? In un senso molto importante, che tocca la questione centrale del presente saggio. La differenza cruciale tra dèi ed extraterrestri simili a dèi non sta nelle loro proprietà intrinseche, ma nella loro provenienza. Entità così complesse da essere intelligenti sono il prodotto di un processo evolutivo. Per quanto possano apparire divine quando le incontriamo, non sono state così fin dall’inizio.

Richard Dawkins, "L'Illusione di Dio"

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